ANTONIO FONTANESI

Francesco Hayez (Genova 1880 - Anticoli Corrado 1950)

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ANTONIO FONTANESI


Il risveglio che era stato portato a Torino dai seguaci di Alexandre Calame (1810-1864) e di Francois Diday (1802-1877), fu guidato da Antonio Fontanesi (1818-1882), cresciuto ed educato alla pittura a Reggio Emilia, sua patria, dove diede le prime prove nelle decorazioni murarie di case agiate secondo una felice consuetudine allora in use in tutta l'Italia centrale e meridionale. Nel 1847 egli é a Torino, di dove, cospiratore, volontario con Luciano Manara e con Garibaldi, chiusa la guerra del 1849, si rifugia nella Svizzera, a Ginevra, e vi dipinse quadri, preparò disegni a carboncino, a pastello, eseguì litografie e acquaforti, tenne una scuola, amato da altri pittori con i quali percorse spesso regioni della Francia. Viaggio anche in Inghilterra, e dovunque la sua grandiosità pittoresca nel rendere gli aspetti di località svariatissime trovò consensi fervidissimi. Nel 1867 si recò a Firenze e lavorò nello studio di Cristiano Banti, dove esegul il Trarnonto sull'Arno, conservato presso quella Galleria di Belle Arti. Nel 1868 fu direttore dell'Accademia di Lucca, dalla quale si trasferì a quella di Torino per tenervi la scuola di paesaggio allora iniziata, e vi ebbe una serie di discepoli entusiasti per i suoi metodi d'insegnamento del vero, e degli esempii che sapeva offrire. Passò quindi a Tokio per insegnare in quell'accademia. Vi rimase fino al settembre del 1878. Tornò a Torino, ed ebbe altri quattro anni di lavoro, assistito con devozione di discepolo da Clemente Pugliese-Levi (1855-1936), pure pittore di grandi qualita, finissimo di opere come era gentilissimo d'animo.
Il Fontanesi fu esaminato e discusso da artisti che l'ammirarono, da studiosi che furono presi e portati da lui nel suo mondo, dove lo spazio, la luce e l'atmosfera servono soltanto, "per usare le sue parole, per rendere visibile l'invisibile". In un mondo di gente che non ha più fede, e che, quindi, nelle cose non vede se non le doti esteriori alle quali tutti possono arrivare, e delle quali tutti sanno cogliere gli empirismi estetici di moda, il Fontanesi ha una sua durezza virile per la quale la sua pittura è ridotta ai fondamentali elementi necessarii per affermare la visione. Mi faceva notare un giorno il Pugliese-Levi in un suo dipinto del Fontanesi, come ciò che vi appariva verde non fosse affatto ottenuto con il verde; ma per via di effetti del cielo e di impasti bruni, e come a punto il Fontanesi, che gli aveva concesso di seguirlo mentre percorreva le campagne del Ticino, alla ricerca di motivi pittorici, gli insegnasse a rinunciare a tutto cio che sembrava facile, che si ricavava da altri pittori, e di rifuggire dai colori preparati industrialmente. Valendosi di un termine in use presso gli studii dei pittori francesi, it Fontanesi chiamava "valori" i chiaroscuri di luce e d'ombra usati in funzione di colori, ed è appunto dal lora uso, egi affermava, che può esser percepita la sicura originalità del pittore.

La ripetizione di toni bruciati ridotti quasi al monocromato, grigi quasi atoni, scuri modulati su bruni caldi, o argentee stesure, danno ai suoi quadri ultimi la toccante magia di una realtà approfondita fino all'amarezza della vertità ultima. Il Fontanesi è, forse, il più compiuto esempio di una pena che, guidata a cercare un conforto spirituale nella natura, scopre in essa una maesta terribile, immobile, disposta a lasciarsi penetrare da chi sa spogliarsi di tutto, e aver gloria dalla
propria umiltà. Il Fontanesi non pensava di poter rifugiarsi nel desiderio delle rivendicazioni
sociali come accadeva al Segantini.
Nei tempi ginevrini ii Fontanesi dipinse una distesa di prati tra alberi, che si conserva ora nella raccolta Cademartori di Milano. Il quadro e vasto, ed ogni elemento si spiega preciso: il prato con un acquitrino, gli alberi, le nuvole rotte da un raggio di sole nel cielo. La localita, fu identificata: servì anche ad altri pittori come spunto. La pace dell'insieme è serena, raccolta. Contiene già quanto può rivelare dello spirito dell'artista e prelude a quello svolgimento che avrà nei tempi successivi, a quelle intensità che si leggono e s'imprimono nella mente come attimi indimenticabili e che sono La quiete del 1861 (Galleria d'arte moderna, Torino), la Donna al Fonte della Galleria d'arte moderna di Roma, lo Stagno presso Morestel del 1874 (Galleria d'arte moderna di Torino), il Ritorno dai campi della raccolta Delleani a Carmagnola, e tuna quella serie di pitture che sembra concludersi con il Paesaggio del Ticino della raccolta Malinverni di Milano. Solitaria, la figura del Fontanesi domina, come quella del Carnovali, la parte che l'Italia portò come suo contributo all'arte d'Europa.



 

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