Giacinto Gigante

Giacinto Gigante Marina di Posillipo

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BIOGRAFIA

Ho davanti una caricatura a matita del celebre pittore, disegnata da un anonimo scolaro, di quelli che prendevano da lui lezioni private. La figura quasi contadinesca, dalle grosse mani,e avvolta nella palandrana, che scende fin sopra i piedi calzati da scarponi; sul naso monumentale fa ombra la tesa di un cappellone di paglia; la cassetta dei colori, un fazzolettone annodato al collo, il seggiolino pieghevole sotto il braccio sinistro, nell'altra mano un ombrello. In basso, nell'angolo, e scritto: «Gigante, sempre !», quasi a indicare che tale sara anche come pittore.
Il disegno non è datato, ma il volto somigliante a quello di un bifolco, solcato da rughe, lo farebbe risalire a poco prima dalla sua caduta dalla scala, quando era gia vecchio, con numerosa prole, ricco, onorato e felice nella sua villa alla Salute.
Al primo dei suoi rampolli, nato presso l'antica spiaggia di Mergellina, don Gaetano Gigante impose il nome Giacinto, in omaggio a Giacinto Diana, suo maestro e ultimo dei settecentisti napoletani.
Portato a quell'isolamento solitario nel quale le buone tempere si affinano in una sorta di meditazione ostinata e insofferente di accademismo,Giacinto arriva ai diciott'anni e può dire con orgoglio di «non aver battuto la strada degli alunni dell'Istituto, giacchè studiavo sempre dal vero e non mi dedicavo a concorsi». Note, dati biografici e ricordi si possono ricavare dai suoi schizzi, disegni, Acquerelli, sui quali scriveva come in un diario, e dai quali chiunque potrebbe ricostruire coll'immaginazione una figura si artista sentimentale e nostalgico, dall'aspetto rude e dal carattere schivo e sornione, ma altresì ombroso e superstizioso.

Come per istinto invece è attratto dai paesaggi con i suoi tocchi vivaci, ariosi, eleganti, con gli stessi motivi del mare, delle colline di tufo, con la macchia di colore nei suoi rapporti di lute e ombra leggera, trasparente, nelle varie tonalità, con la giusta prospettiva aerea e spaziale, con la terza dimensione, con le distanze.

E non è priva di significato la sua passione archeologica, che si fa addirittura mania, di raccogliere e numerare a mano a mano ruderi e frammenti d'encausto, ansioso come di penetrare il segreto di quella tecnica meravigliosa e unica per i risultati, mai raggiunti e uguagliati, di solidità e splendore della materia; e raccoglie frammenti di colonne, capitelli, bassorilievi, statue di cui la sua villa sul poggio dell'Arenella si arricchisce, e anfore e ogni altro oggetto di scavo, e monete rinvenute nel mare di Baia e di Pozzuoli.Già con la semplice linea, Gigante dà l'idea del colore: egli osserva, penetra, rende elegantemente il carattere essenziale delle cose.

Ed è meraviglioso il suo impeto pittorico nell'impostazione lineare e spaziale dei suoi  paesaggi, ove soffia l'irrequieta freschezza della primavera e s'indovinano il gaudio intenso e talvolta anche la serena malinconia contemplativa ed evocativa.Ogni disegno ricorda sempre cose lontane, dell'infanzia e della prima giovinezza, a mano a mano che si esaminano le numerose cartelle e gli altri suoi lavori. E non ci si può sbagliare, seguendo l'itinerario della sua  memoria. In tal modo si è venuto a sapere come tutte le mattine Giacinto si recava all'Ufficio Topografico, commenta con una sfumatura di rimprovero; e ne usciva alle due pomeridiane per andare nello studio dell'acquarellista svizzero che stava al palazzo della Zecca, poco discosto dall'ufficio.

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